Hospitality

Ristorante Manzu e il cin cin Bar del Punta Tragara

Il progetto delle nuove sale ristorante si è personalizzato attraverso un ripescaggio di ricordi e di layers di vecchi ricordi e di impressioni che hanno riguardato gli anni che hanno scandito i ricordi delle vecchie sale fino ad oggi.
Un insieme di suggestioni che si esprimono attraverso gli arredi che, dal coloniale ai tempi di oggi, hanno palette giocose che raccontano le vecchie immagini della villa dei conti e contesse del tempo.

Il mosaico romano come pavimento della sala centrale rimane la persistenza preziosa e fa da padrone di casa, come il baldacchino modanato laccato bianco rimane da cornice della sala, così come le grandi vetrate ad arco e la veranda in ferro che ci confinano dall’esterno.

Un grande bancone da tre metri, con piano in granito rosso e grigio e struttura in legno intarsiato con modanature a disegno in legno laccato, sarà il piano per la presentazione delle colazioni.

Il nuovo pavimento della veranda e della piccola lounge bar che affianca le sale è in marmo fior di pesco, lui stesso forato ed intarsiato con bottoni in ceramica vetrosa color terracotta.

Dai tavoli in mogano intarsiato in forma di grandi fiori ai piani in onice con struttura in acciaio, dalle sedie in paglia di Vienna con struttura in legno alle sedute di forma moderna ed ergonomica su un’unica zampa girevole, fino alle sedie in velluto con frange: tutti elementi che completano e animano i tavoli.

La veranda è vestita da maioliche tridimensionali in ceramica smaltata color mint e da una boiserie in legno modanato secondo un disegno sinuoso, lavorato e in parte rivestito con paglia di Vienna, anch’essa declinata nella palette del menta.

Piante in vasi dalle texture vegetali, tende a righe bianche e rosse e luci in vetro di Murano con paralumi a forma di foglie completano questa giostra visiva.

La lounge bar è un piccolo scrigno, vestito e curato nei minimi dettagli.
Un’opera su tela di Alessandro Florio, artista catanese, con simboli e colori mediterranei, diventa il rivestimento principale, attorno al quale si accordano i colori e le texture dei tessuti delle sedute, il tappeto circolare a pavimento e le luci in vetro soffiato che arricchiscono il soffitto.

Non da meno il Gin Bar di Willy Rizzo, che porta con sé una ventata degli anni Settanta, conducendoci indietro nel tempo.

Tavolini preziosi in foglia d’oro e ceramica, accanto a pouf con frange, sono elementi anch’essi giocosi che rivelano uno spazio fatto di rimandi e suggestioni, quasi una piccola Wunderkammer contemporanea.

Il mio desiderio, come architetto ed interior designer, penso ben riuscito, è stato quello di costruire un racconto fatto di memoria, eleganza e ironia: uno spazio dove passato e presente convivono con leggerezza, trasformando ogni ambiente in un’esperienza visiva e sensoriale che accompagna l’ospite in un viaggio nel tempo.